Il patrimonio artistico

“Visitatio” di Sant’Agata a San Pietro in Carcere.

 Torre Annunziata  vanta di un patrimonio storico-artistico considerevole, del quale purtroppo tanti ne ignorano la sua reale importanza.

Studiare il territorio, nel limite del possibile e delle capacità soggettive, significa anche poter dare voce a parte del suo patrimonio che altrimenti rischierebbe l’oblio. Mi riferisco soprattutto a quelle opere e alla valenza di certi luoghi storici, purtroppo travolti dalla disattenzione, sottovalutati e, quindi, sempre per fattori umani, privati della possibilità di poter esprimere il loro reale valore culturale.

Allora quest’oggi mi permetto di “accompagnarvi” all’interno del Santuario dello Spirito Santo, la chiesa che per i torresi è anche nota come quella del Carmine.

Entrando nella seconda cappella di sinistra, dove vi è l’accesso alla cripta, è esposta un’opera di gran pregio artistico: si tratta della “visitatio” di Sant’Agata a San Pietro in Carcere.

L’opera è attribuita a Filippo Vitale (Napoli, 1585-1650), il quale si ispira chiaramente a dei concetti caravaggeschi (Di Mauro, 2009). Prima di questa attribuzione è stato fatto il nome di Andrea Vaccaro (Napoli, 8 maggio 1604 – 18 gennaio 1670), altro grande autore napoletano legato al florido periodo artistico partenopeo seicentesco.

La chiesa, ovvero il Santuario dello Spirito Santo, secondo un mio modesto parere da studioso del territorio torrese, alla fine dell’800, dopo tutte le vicende annose che riguardarono la struttura dovute alla sua secolare edificazione, a quanto sembra era stato votato a divenire, forse anche inconsapevolmente, uno scrigno d’arte. Questo ce lo dimostrano le opere che ivi affluirono delle quali non possiamo non considerare la “Dormitio Virginis” del siciliano Riccardo Quartararo (Sciacca, 1443 – Palermo, 1506), arrivata a Torre Annunziata nella prima metà dell’800 come dono del re di Napoli in occasione dell’apertura al culto della chiesa (quest’opera merita una pagina a parte).

Ritornando alla nostra Sant’Agata, considerando che è stata realizzata nella prima metà del ‘600 mentre la nuova chiesa dello Spirito Santo ha aperto le sue porte al culto il 17 maggio del 1834, ciò ci induce a pensare come questa sia arrivata a Torre Annunziata; se è sempre stata presente sul territorio torrese, magari appartenendo al corredo pittorico dell’antica cappella Strina per poi spostata nella nuova chiesa, e quale fosse stata la sua antica ubicazione.
Un’altra ipotesi potrebbe essere quella che conduce l’opera alla proprietà della famiglia Vitale presente sul territorio e legata alla chiesa dello Spirito Santo già dalla metà del ‘600. Potrebbe essere stati anche questi ad aver donato l’opera poi all’antica cappella da loro curata.

Ne lascio un’immagine tratta dal mio schedario delle opere presenti sul territorio di Torre Annunziata.

Foto di V. Marasco.

San Giuseppe col Bambino

Restando all’interno della chiesa-santuario dello Spirito Santo, osserviamo un’altra opera di assoluta valenza artistica. Questa chiesa torrese, durante l’800, era stata votata a “scrigno d’arte” .
Alla sinistra del transetto è attualmente collocata un’importante – anche per dimensioni – statua lignea raffigurante “San Giuseppe col Bambino”.

Osservandola si è subito attirati dalle movenze dei panneggi e dei soggetti, dall’esaltazione della loro anatomia e dallo stile vivace efferente ai classicismi del Barocco napoletano: sono tutti particolari che offrono al fedele e al visitatore dei motivi per delle riflessioni.

La statua del “San Giuseppe col Bambino” della chiesa dello Spirito Santo in Torre Annunziata, che fino al 2015 era rimasta nell’anonimato, è stata in seguito oggetto di un’attenta analisi accademica. Il giudizio dei vari studiosi che hanno avuto modo di osservarla rimanda alle più pregiate botteghe napoletane dei maestri intagliatori, operative a Napoli tra il ‘700 e i primi decenni dell’‘800.

Un primo approccio di studio attribuisce l’opera di Torre Annunziata al maestro scultore Giuseppe Picano (Napoli, 14 maggio 1716 – 1806), la cui attività è documentata a Napoli e in Campania dalla prima del ‘700 ai primi anni dell’‘800. Viste le qualità dell’artista, i critici contemporanei affermano che la sua produzione in legno intagliato giunta fino a noi, lo qualifica indubbiamente come uno dei più dotati eredi, se non proprio un allievo diretto, del grande Giuseppe Sanmartino (Napoli, 1720 – 12 dicembre 1793), autore del celeberrimo “Cristo velato” della Cappella San Severo del principe Raimondo di Sangro.

Questa attribuzione è stata avvalorata dall’esistenza di una serie di opere analoghe, in legno e in terracotta – vedasi il “San Giuseppe col Bambino” conservato alla Certosa Museo Nazionale di San Martino (1771, cfr. Giovanni Petrucci) oppure l’esemplare della chiesa di Sant’Agostino alla Zecca di Napoli, ed anche la terracotta policroma apparsa sull’asta live 190, lotto 80 (19 ottobre 2016), della Pandolfini – realizzate durante l’ultimo trentennio della seconda metà del ‘700 e che indubbiamente hanno indotto gli studiosi a condurla alla bottega di Giuseppe Picano.

Studi seguenti (Francesco De Nicolo, 2016) hanno portato gli storici dell’arte a riconsiderarne tale attribuzione al Picano, percorrendo una valida proposta che tenderebbe ad indicare la paternità di Arcangelo Testa (Napoli, 1786 – 1859), maestro scultore napoletano allievo del Picano attivo in Largo Madonna dell’Aiuto dagli inizi dell’800, il quale probabilmente l’avrebbe realizzata nella prima metà del XIX secolo riproducendo una fedele copia di un campione tratto dal repertorio del suo maestro.

V.M., CSS “Nicolò d’Alagno”.